> Produzione artistica remota

I quadri presenti in questa sezione illustrano in parte anche la produzione giovanile  e risultano complessivamente antecedenti gli anni ’80. Essi appartengono a molteplici collezioni private di cui si dispongono le foto.

Le opere mostrano l’evoluzione e la maturazione artistica di Michele ROSA avvenuta nel corso dei primi 40 anni di attività, con tecniche e tematiche sempre in continuo aggiornamento.

Questa sezione viene pertanto via via aggiornata ogni qual volta saranno recuperate  foto di vecchie opere nella disponibilità di altri collezionisti che vorranno segnalare l’opera posseduta per essere pubblicata sulle presenti pagine del sito.

A tal fine si prega di inviare immagini, misure e luogo della collezione/esposizione ed eventuale circostanza riguardo il loro possesso all’indirizzo email presente nella pagina introduttiva, nel pieno rispetto dell’anonimato e della normativa sulla “privacy”.

DIPINTI DELL’INFANZIA E POST ADOLESCENZA


 

SACRO E PROFANO


 

LA TRADIZIONE ED IL MONDO CONTADINO DELLA CIOCIARIA ATAVICA


Sul finire degli anni ’50 del Novecento Michele ROSA ritrae soggetti, contenuti tradizionali e popolari, tratti dai luoghi ciociari e della Terra di Lavoro ispirati dalla letteratura verghiana. 

A quel tempo, di ritorno dagli USA, riesce a guardare con occhio diverso la realtà che aveva abbandonato solo qualche anno prima per continuare gli studi oltreoceano. Scopre improvvisamente la bellezza dei paesaggi, dei borghi rurali sopravvissuti alla recente distruzione bellica e soprattutto l’umanità che li popolano, consapevole che tale retaggio non sopravviverà all’evoluzione del progresso. Lo stesso “sviluppo” (termine alquanto contraddittorio) di cui aveva avuto una percezione profetica durante la permanenza negli USA e che un domani avrebbe schiacciato tale patrimonio culturale, paesaggistico ed umano di radice quasi ottocentesca.

Si lascia perciò rapire dagli scorci rurali, dai soggetti umani scavati dalla fatica e ammantati di romantica nostalgia. Con tele, colori e cavalletto si inoltra nella più lontana periferia agreste per trarre incanti lirico-poetici ed esaltanti ispirazioni su temi folcloristici.

Ricerca sensazioni appassionanti e coinvolgenti che quegli incantevoli paesaggi e la ricca umanità dei luoghi ispirano; ritiene di vitale importanza fissare su tela le scene e i soggetti ancora incantevolmente genuini. Diventare testimone di una epoca al tramonto e fissare su tela una civiltà in declino, assume per lui un valore antropologico infinito, quasi un dovere civico.

I PAESAGGI


L’ASTRATTISMO DEGLI ANNI ’60


 

LA BEAT GENERATION, GLI HIPPIES ED I GIOVANI DEGLI ANNI ’60


La società degli anni ‘50 del Novecento, raccontata da Nicholas Ray nel celebre film “Gioventù bruciata” che impose il mito di James Dean, non era rappresentato soltanto dalle irresistibili corse notturne su macchine rubate, ma anche, più in generale, dal disagio di un mondo giovanile foriero di lotte e di violenza.
I quadri di Rosa diventano lo specchio del disincanto, della cattiva coscienza di una civiltà in declino. Essi hanno per sfondo le tematiche impresse nei “ribelli senza causa”.
Si tratta di giovani bruciati perché moderni, che sono il segno del tentativo di sovvertire il passato e le tradizioni, con elementi di rottura tali da determinare, il vuoto, l’estasi psichedelica come ben denunciato nelle tele di Rosa a tinte vivaci.
In sostanza parliamo del dramma di una gioventù alla ricerca di se stessa e del mondo, la nuova generazione con tanta voglia di esprimersi e in lotta “tra una morale intirizzita ed una da formulare” (Roberto Invernici).
Il tema della gioventù bruciata mostra una non sbiadita persistenza tanto da caratterizzare, con l’introduzione di innovazioni “contemporanee”, la pittura del Maestro di Sora anche per buona parte degli anni Ottanta.
Quadri di volta in volta ispirati ai Beatles, ai “capelloni”, alle ragazze in minigonna mediante i quali passa in rassegna le “stranezze” di quel mondo, rivelandosi abile osservatore della psicologia giovanile con pennellate sicure e pastose, colori smaglianti, trasparenti, di notevole efficacia espressiva.

IL TEATRO D’AVANGUARDIA


Il “Teatro Underground” ha interessato la tematica degli anni ’70 con la produzione di una serie di tele che celebrano le performances, la gestualità, la body art e sconfinamento nella danza, nel teatro appunto Underground.
Spazi culturali la cui commistione con le arti visive si compì negli anni ’70, un’epoca di grande vitalità espressiva e creativa che descriveva il tramonto delle avanguardie e l’emergente fremito. Corpi in movimento, in “espressione” che si fondevano con l’attività degli artisti di arti visive in spazi alternativi alle gallerie (spesso scantinati e locali sotto il livello del suolo) e di cui l’artista ha subito avuto la percezione delle crescenti vibrazioni che affioravano con vigore espressivo.