Decorazione

INTERNAZIONALISMO

Superare le barriere geografiche e culturali attraverso forme di coesione in specifici settori è un obiettivo che nel passato ben pochi di noi, che abitiamo il mondo, abbiamo avuto la lungimiranza di immaginare e tanto meno di perseguire. Alcuni si sono mossi nel proprio campo in anticipo sugli altri, sostenendo con vigore scelte coraggiose. D’altro canto un tempo di gestazione non breve è stato necessario ai governi nazionali per attuare un progetto comunitario credibile così da costruire progressivamente una situazione di fatto che parlasse di integrazione tra i Paesi europei.

Michele ROSA si considera cittadino del mondo già quando l’unificazione europea era una mera utopia. L’esordio avvenne negli USA dove si era sagacemente trasferito per completare la preparazione accademica. Al ritorno dagli Stati Uniti nel 1956 ove ha assimilato nuovi canoni estetici, ha percorso le strade del ”vecchio continente” con lunghe esperienze di viaggio che lo proiettavano oltre i limiti nazionali e dalle quali ha continuato ad attingere stimoli culturali finché il vigore fisico glie lo ha consentito.

Forte della straordinaria capacità comunicativa libera da frontiere e da fattori pregiudiziali, egli ha instancabilmente continuato la ricerca di contatti intellettuali di confronto. L’Europa cosiddetta occidentale è stata per lui luogo di stimoli intellettuali e conoscitivi dai quali si è ispirato per illustrare scorci e paesaggi del nord Europa: inglesi, scozzesi, francesi, tedeschi. Negli anni a seguire, ha visitato gli stati “oltre cortina”: la Romania, la Iugoslavia e l’Ungheria del blocco sovietico. Luoghi da lui percepiti ugualmente intrisi di umanità che hanno suscitato una notevole produzione pittorica (alcune tematiche marine, paesaggi della costa croata e dell’Istria). Fondamentali le tappe artistiche nelle quali ha rielaborato reperti archeologici e prodotti artistici di remoti luoghi come i blocchi lapidei dell’Ara di Pergamo del Pergamonmuseum di Berlino o le sculture e i totem in pietra presso il parco di Formaviva a Portorose oppure al Forma Viva Open Air Wood Sculpture di Kostanjevica na Krki, entrambe in Slovenia dai primi anni sessanta del Novecento.

Dall’aprile del 1966 aveva avviato scambi culturali in ambito artistico con vari paesi dell’Europa orientale (Jugoslavia, Romania, Cecoslovacchia) ma anche dell’estremo oriente (Cina, Corea del Sud, ecc.), convinto del valore unificante dell’arte come strumento di dialogo e di pace, nonostante le difficoltà derivanti dai rigidi regimi dittatoriali dell’epoca che sorprendentemente diedero ampio risalto e visibilità alla sua attività sulle radio e TV nazionali. Segno che il messaggio di apertura dell’arte può raggiungere chiunque nelle periferie del mondo ed aprire le porte dell’indifferenza.

I carri armati russi invasero Praga proprio mentre esponeva nuovamente i suoi quadri oltre cortina a Spalato e a Zagabria[1]. Nel suo personalissimo stile ha svolto tematiche sociali, culturali e, infine, ambientali con ideale di impegno inesauribile, ma che è diventato compito personale oltre ogni barriera politica e/o intellettuale.

Non ha trascurato la partecipazione a eventi internazionali come parte integrante dell’impegno di promozione culturale locale, prendendo parte anche in Italia ad alcune delle rassegne internazionali in calendario: nel 1963 al Concorso Internazionale di Pittura Estemporanea, il 7° Premio al Concorso internazionale di pittura estemporanea “Vincenzo Cardarelli” [2] di Tarquinia (VT) e alla 1ª Mostra internazionale di pittura estemporanea, Latina (LT). L’anno successivo fu invitato al Premio Internazionale di pittura estemporanea “Città di Tivoli”, a Tivoli ove fu premiato[3]. Nel 1965 partecipò alla Mostra Internazionale di pittura estemporanea “Premio Mentana”, a Mentana. Nel 1966 prese parte alla 1^ Rassegna Internazionale d’arte contemporanea, galleria “Il Gabbiano”, Ostia Lido (RM). Un particolare risalto va dato alla sua significativa partecipazione al 4° premio internazionale estemporaneo di pittura “Giovane Europa” di Milano Marittima (RA).

Una volta attuata e raggiunta l’integrazione europea di cui oggi godiamo, seppur nei limiti della presente configurazione istituzionale, l’attenzione di Michele Rosa si è spostata prevalentemente sul contenuto del dipinto. Così come è stato precursore dell’utilizzo del canale transazionale, quanto alle tematiche oggetto del messaggio di arte visiva, essendo essa stessa voce ed espressione dell’anima e del sentimento personale, ha trasmesso i pensieri ivi contenuti. Vede prima di noi l’invisibile[4]. Possiede particolare sensibilità critica e percettiva che amplifica le normali sensazioni umane e, grazie ad essa ci mostra su tela un lato del mondo che altrimenti non avremmo potuto mai osservare o vivere con ordinarie risorse sensoriali. Egli è in grado di magnificare un reale che abbiamo sempre guardato senza vedere.

Dal 1967 al 1971 furono lunghi e frequenti i suoi soggiorni a Parigi, all’epoca insieme a Londra capitale del teatro culturale europeo, per portare anche qui il suo contributo, intuendo le trasformazioni sociali in anticipo sui tempi per fermarle sulla tela. Forme e contenuti orientali sono tradotti in pittura (fine anni settanta e primi anni ottanta del Novecento) per il forte richiamo che su di lui esercitavano lontani popoli.

Per tutta la seconda metà del Novecento, ma anche nei primi anni di questo nuovo secolo, la sua pittura descrivere il mondo come una realtà sociale in continuo vorticoso cambiamento. Ha infine scritto sulla stampa incoraggiando i giovani artisti per dare impulso all’arte ed alla comunicazione transfrontaliera. Così facendo ha seguito il proprio temperamento artistico e l’amore per l’arte come mezzo di elevazione umana e culturale, strumento di promozione sociale, di sviluppo e di pace.

Per lui l’arte non è contemplazione e isolamento, è Media ed espressione personale per la diffusione dei moniti che grida al mondo (diritti umani, denuncia degli elementi autodistruttivi del consumismo e della finanza d’assalto, libertà di pensiero, ricerca della nascosta bellezza interiore del genere umano, ambiente, cultura, ecc.). Per via della profondità dei temi toccati dall’artista, la sensazione per il fruitore non si ferma solamente all’immagine ottica. Il dipinto non è e non deve rimanere una statica opera contemplativa che risponde a esclusivi canoni estetici. Deve essere inclusivo pretesto di diffusione mediatica di un preciso messaggio legato a ciò che la sensibilità d’artista gli suggerisce. Senza confini di sorta.


Note

[1] Varone G. (a cura di), Scritti di Michele Rosa, Sora, Arte Expo, 2010, pag. 95 SBN = ITICCURMS2362124

[2] Concorso internazionale di pittura estemporanea: 6° premio Tarquinia “Vincenzo Cardarelli”: 17-18 settembre, Tarquinia, Giacchetti, 1963. Catalogo.

[3] Momento Sera, 1-2 ottobre 1964.

[4] AA.VV., 30 dipinti di Michele Rosa alla Regione Lazio, Roma, Ed. Regione Lazio, 2018, pag. …. SBN = ITICCUVEA1258432.