LA CONTROAVANGUARDIA FRUSINATE

Il termine identifica un movimento intellettuale le cui radici risalgono alla fine degli anni cinquanta del Novecento che ha i caratteri del sodalizio spontaneo di artisti mai ufficializzato da adesioni a manifesti dichiarativi tipici di altri movimenti culturali 1.

Ciò non fu di intralcio alle ferme idee che i vari componenti sostenevano in aperto confronto e discussione durante le ore di ritrovo a Frosinone nello storico locale già laboratorio di cornici per quadri di Ettore Gualdini. Con il contributo ideativo ed operativo di Michele Rosa, il laboratorio presto divenne la galleria espositiva ‘’La Saletta’’, luogo di eventi culturali che catalizzarono progressivamente artisti del frusinate, critici, giornalisti e cultori dell’arte, divenuti amici fra loro, e spazio di dibattito con toni talvolta aspri, e di confronto aperto ai vari apporti intellettuali all’interno del quale si misurarono pittori anche di altre regioni e di altre nazionalità.

Artisti ed intellettuali frequentatori della galleria "la Saletta" di Frosinone
Artisti e intellettuali presso la galleria d’arte “la Saletta” a Frosinone

Il motivo della tardiva contestualizzazione del movimento, avvenuta a posteriori, è da attribuire alla volontà degli artisti di sottrarsi alle stesure dall’antiquato sapore di proclama dirette a palesare ciò che diventerà il comune punto di vista. Per altri ciò fu da imputare essenzialmente al prolungato dibattito interno che in effetti non trovò mai un unanime punto d´incontro, motivo che porterà il pittore Michele Rosa, direttore artistico e animatore storico della galleria La Saletta, ad esaurire nel 1968 lo slancio del movimento cui farà seguito la crisi e la fine dell’esperienza collettiva.

Quanto all’attività del gruppo i tre elementi determinanti sono enunciati in maniera alquanto ermetica e concettuale, dando per scontata l’attribuzione di ciascuno di essi ai rispettivi principi fondanti del movimento, pur ammettendo che il riconoscimento dei nuovi paradigmi espressivi in funzione di una tradizione storico -geografico-culturale implica uno sforzo razionale2:

1-omnitemporalità degli eventi

In sostanza un evento culturale, per quanto banalmente rappresentabile come ad esempio una esposizione di tele, doveva affrancarsi dei luoghi, oltre che dei tempi, a consentire la fruibilità ovunque e non ultimo in provincia. La Controavanguardia auspicava che solo la maggiore centralità dell’arte provinciale attenuasse l’indifferenza della critica ufficiale 3-4, ma finalmente cominciava il recupero di motivi, forme e contenuti più tradizionali e tipici della nascitura ”Transavanguardia”, tutti significati che prenderanno le distanze da quel linguaggio astratto-concettuale all’epoca più in voga.

2-il riflettersi molteplice nella coscienza

Altro tema principe del movimento era il rifiuto di assoggettarsi a tutte quelle tematiche di sfondo politico (come ad es. il lavoro, l’emancipazione femminile, le lotte sociali, ecc.) rappresentate, nel secondo dopoguerra, prevalentemente dalla ‘’ideologia marxista’’ assumendosi il ruolo, …….. , di ricostruire la cultura del paese presentando l’impresa come un ideale democratico, tema tipico dell’Avanguardia: ’’Ci proclamiamo formalisti e marxisti, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano inconciliabili…’’ 5. Facile pensare alla deriva verso un monopolio di mercato dei dipinti in stretta relazione all’adesione al partito degli autori, o peggio, un asservimento ritenuto favorevole solo agli artisti, spesso mediocri, schierati con certa politica …….. , e verso la quale i pittori ciociari, che avvertivano la penalizzante marginalizzazione di qualunque talento artistico, non si potevano riconoscere. Il riflettersi molteplice della coscienza è quindi un mero contributo morale.

3-la stratificazione dei tempi nella coscienza

Si delinea così una sorta di sovrapposizione-accumulo delle questioni tematiche intorno al terzo e ultimo baluardo che il movimento sosteneva, cioè era la rappresentazione di soggetti. Essi, sia che fossero inerenti la Ciociaria e l’Alta Terra di Lavoro (come semplici paesaggi, scorci, ritratti o scene di vita senza tempo, ecc.), sia che aggiungessero la stratificazione, appunto, anche di altri soggetti ispirati da detti luoghi, produssero un acceso dibattito. Se quest’ultimo proponimento non soddisfaceva i puristi della corrente (più propensi a raffigurare solamente soggetti della terra madre), secondo i sostenitori di una applicazione più estensiva della genuinità delle passioni ed emozioni evocabili, dalla periferia si traevano incanti lirico-poetici ed esaltanti ispirazioni non solamente su temi folcloristici6.

Le istanze della Controavanguardia frusinate erano in sintonia con il pensiero del contemporaneo Libero De Libero anch’egli nato in Terra di Lavoro e che per tutta la vita rimase estasiato dalle suggestioni provate durante l’adolescenza trascorsa nella amata Ciociaria7 e luogo che ispirò, una fra tutte, la raccolta di poesie ‘’Ascolta la Ciociaria’’ 8. Il suo inconfondibile linguaggio ha quasi costantemente per oggetto la natura, e per essa il desolato e solenne paesaggio della Ciociaria, umile e mitico insieme. Una scenografia che non fa solo da ispirazione e da sfondo, ma anima gran parte delle sue opere, compresi i suoi due romanzi ‘’Amore e morte’‘ e ‘’Camera oscura’’8.

Parliamo della stessa ispirazione che impressionò i più grandi artisti, poeti e scrittori stranieri del celebrato Grand Tour dell’aristocrazia europea in cerca della forte emotività che gli incantevoli paesaggi e la ricca umanità che i luoghi ciociari e della terra di lavoro evocavano nei secoli passati 9, tanto per fermarci ad una superficialità di ordine estetico.

Con soggetti e contenuti tipicamente tradizionali e popolari il gruppo ambiva a riportare l’attenzione su una arte periferica non per questo secondaria o da trascurare, nativa di territori distanti da più riconosciuti centri urbani ritenuti dalla critica più rappresentativi di fermenti intellettuali 10, 11.

‘’Maitre a penser’’11 della Controavanguardia frusinate, neologismo per la prima volta usato da Giuseppe Varone nel 200612, e animatore del cosiddetto “gruppo de ‘La Saletta’ ” la galleria d’arte che ha diretto a lungo, è stato il pittore Michele Rosa. A partire dagli ultimi anni cinquanta e i primi anni sessanta del Novecento egli promosse esposizioni e mostre di numerosi artisti di spessore ed esordienti italiani e stranieri e, fra i locali: Nicola Solimena, Giovanni Savani, Giuseppe De Rosa, Francesco e Piero (Piero De Ber) De Bernardis, Ulisse Arduini, Marcello Lucarelli (scultore), Giovannni Filocamo, Gaetano Franzese, Vittorio Miele, Bruno Leonetti, Giovanni Fontana, Carlo Marcantonio, Gianpistone, Giancarlo Riccardi, Sandro Morato, Vincenzo Bianchi, Antonio Ciuffarella, Alba e Jone Carfagna, Olga Manzi, Lamberto Bracaglia, lo stesso Ettore Gualdini.

Depliant "La Saletta", 1964 - Fronte
Depliant “La Saletta”, 1964 – Fronte

Tutti, seppur variamente fra loro, distanti da modelli politicizzati, sostenitori di un criterio di rigetto delle clientele partitiche e disposti ad intraprendere, senza facili scorciatoie, il più accidentato cammino verso il principio del “sostegno al talento artistico” in adesione ai principi intellettuali di Rosa, personaggio spesso discusso e contrastato che intuì le potenzialità delle istanze a livello sociale e a livello espressivo 14.

La Saletta divenne così uno spazio per eventi che si proponeva di interpretare e veicolare le aspirazioni culturali della borghesia locale figlia dell’espansione industriale, che aspirava ad un’affermazione ben oltre quella economica: eventi finalizzati a promuovere e favorire lo sviluppo di una nuova sensibilità sociale, fino allora elitaria e, come accennato, spesso confinata esclusivamente ai grossi centri. Ciò inevitabilmente contribuì alla divulgazione di proposte artistiche, per lo più pittoriche, in alternativa a quelle di semplice intrattenimento sociale proprie della provincialità già conosciute e popolari, come le canzonette, la frequentazione dei cinematografi o del teatro, la lirica (all’epoca ancora abbastanza seguita da un certo pubblico), oppure i vezzi che dettava la moda femminile, etc..

Rosa promotore e animatore che, come Libero De Libero titolare dell’insegnamento di Storia dell’Arte, era reduce da una lunga e costruttiva esperienza negli States, incarnava l’attaccamento quasi paternalistico alla desolata provincia come luogo del ritorno, o alla ottusa provincialità come spazio periferico pieno di contraddizioni e tanto avaro di riconoscimenti per il quale si doveva combattere le mancanze e perdonarne i tormenti.  Concetto espresso in una emblematica frase: ’’…la provincia: la gioia che mi addolora, la figlia che amo di amore infelice…’’15  che lascia intravedere lo spirito del movimento stesso.

Molti altri furono gli ‘’habitué’’ della galleria d’arte che, a vario titolo, potarono il loro contributo: dal poeta Giuseppe Bonaviri 16, al pittore Domenico Purificato17, al più volte nominato scrittore e critico d’arte Libero de Libero, e molti altri, fino ai semplici frequentatori che facevano, del piccolo locale di corso della Repubblica un vero cenacolo culturale.


Note 

1 Varone G., “Michele Rosa l’uomo, l’artista. Provincialità e nuove istanze culturali all’origine della Contravanguardia frusinate”, Ceccano, Bianchini, 2006;

2 Ibidem, 2006, p.51;

3 “Tributo agli artisti Ciociari”, in Varone 2010;

4 “Scritti di Michele Rosa” in Varone 2010, p. 66; SBN IT\ICCU\RMS\2362124;

5 “Forma. Mensile di Arti figurative” n. 1 (e unico), Roma, 1947;

 Turriziani N., “Provincia italiana e controavanguardia: per una storia culturale del Frusinate a metà Novecento”, Napoli, TramArte, 2012, SBN IT\ICCU\TO0\1996614;

7Accrocca E. F. (a cura di), “Ritratti su misura di scrittori italiani”, Venezia, 1960, p. 155;

8 “Amore e morte”, Milano, Garzanti, 1951 e “Camera oscura”, Milano, Garzanti, 1952, pp. 280-283.; “Ascolta la CiociariaRoma, De Luca, 1953;

9 Beranger E.M., “Viaggio e Viaggiatori lungo il confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie, in AA.VV., Storie di Confine. Il fiume Liri: un confine millenario tra Stato Pontificio e Regno di Napoli”, Frosinone, Provincia di Frosinone, 2014, pag. 93 e segg.;

10 “Alla R.A.I.”, in Varone 2010, pag. 92;

11 “Tributo agli artisti ciociari”, ibidem, pag. 66;

12 Varone 2006, pag. 47;

13 Ibidem,  pag. 49;

14 Ibidem, pag. 37;

15 Si legga: “Gent.mo prof. Varone”, in Varone 2010, pag. 103;

16 Si legga: “Giuseppe Bonaviri”, Ibidem, pag. 84;

17 Michele Biancale., “Artisti sorani in gara per il Liri e il Fibreno”, in Momento-Sera, giovedì 8 gennaio 1959 con la partecipazione di Purificato.