L'ORO DEGLI UOMINI ROSSI

Mostra personale di Roberto Tibaldi

Inaugurazione: 24 Aprile 2026 – ore 19:00

Lo Studio Tibaldi Arte Contemporanea presenta una collezione esclusiva di opere che esplorano il confine tra materia e spirito. Attraverso l’uso sapiente di pelli naturali, pigmenti rossi e inserti in foglia d’oro, Roberto Tibaldi invita lo spettatore a riscoprire una dimensione ancestrale e sacra dell’arte contemporanea.

INFO E CONTATTI:

  • Organizzazione: Roberto Tibaldi / Studio Tibaldi
  • Sede: Galleria TIBALDI – Via Panfilo Castaldi, 18 – 00153 Roma (RM)
  • Orari: Inaugurazione ore 19:00. Per visite successive contattare la galleria.
  • E-Mail: r.s.tibaldi@gmail.com
  • Sito Web: www.studiotibaldi.it (In costruzione)

Logo Tibaldi

L’ORO DEGLI UOMINI ROSSI: TRAME ANCESTRALI E VISIONI ARCHETIPICHE

– ROBERTO TIBALDI –

Laddove l’immagine abdica alla sua funzione descrittiva per farsi varco verso l’immateriale, si apre quel campo di risonanze interiori che definisce il lavoro di Roberto Tibaldi.Al centro della sua ricerca si colloca l’universo ancestrale amazzonico, dove il concetto di “oro” si emancipa dal valore materiale per assumere una qualità immateriale, energetica e identitaria: una sostanza simbolica che appartiene al corpo, al rito e alla memoria. I cosiddetti “uomini rossi” — le comunità indigene del Brasile che si ricoprono di urucum — emergono in questo contesto non come soggetti da osservare, ma come presenze archetipiche, incarnazioni viventi di una conoscenza che fonde corpo, ambiente e dimensione trascendente.

In dialogo con l’antropologia strutturale di Claude Lévi-Strauss, Tibaldi assume queste cosmologie come sistemi epistemici capaci di disarticolare le categorie del pensiero occidentale, cercando le strutture profonde che uniscono l’uomo al cosmo. La sua ricerca si radica in una memoria sensibile, legata all’infanzia trascorsa in Brasile, rielaborata attraverso un processo di emersione archetipica in cui il subconscio individuale e la memoria collettiva convergono.

Al cospetto di queste opere, lo spettatore è avvolto da un’atmosfera religiosa e mistica, un silenzio visivo che invita al raccoglimento e alla sospensione del tempo ordinario. L’immagine diventa così un dispositivo di attraversamento: uno spazio liminale in cui la percezione è sollecitata a oltrepassare la soglia del visibile, trasformando l’osservatore in una presenza coinvolta in un’esperienza sensoriale profonda.

Questa tensione si materializza in una pratica rigorosa dove la scelta materica rivela una coerenza assoluta con l’intento filosofico. L’articolazione di barre d’ottone su campiture di cuoio incarna perfettamente la dialettica tra natura e cultura; questi elementi lineari, pur nella loro astrazione geometrica, richiamano archetipi antropomorfi, scheletri primordiali o esili colonne vertebrali, rappresentando l’essenza dell’umano spogliata dalle sovrastrutture civili.

Il cuoio, ovvero epidermide che concettualmente diviene pelle, non è solo un supporto, ma un richiamo alla dimensione animale e ancestrale su cui il freddo metallo — simulacro dell’oro immateriale — si innesta per creare una sintesi alchemica tra corpo e spirito.

I filamenti multicolore, disposti in sequenze allineate e cadenti, talvolta intrecciati tra loro, costituiscono un elemento ricorrente del repertorio rituale di queste tribù. Essi rendono visibile il concetto di “trama ancestrale”: ogni filo teso si configura come un vettore di intensità simbolica, capace di connettere la memoria individuale alla dimensione universale dello spirito.

di Errico ROSA
(già architetto e docente di Storia dell’arte)

Vernissage
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Trittico
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